nella casa senza tempo gli orologi erano tutti avanti di almeno venti minuti.
nessuno funzionava a dovere, il che era d'impaccio ma era anche buono come scusa.
a turno smettevano di girare le lancette dell'orologio rotondo della sala, un tempo grande come quello di una stazione ferroviaria, poi cambiarono le mode e non si trovò più così, purtroppo.
il giorno appresso in cucina le lancette si fermavano sul tre, e gli abitanti della casa senza tempo a chiedersi: "chissà perché proprio a quell'ora? di giorno o di notte? sarà successo qualcosa di speciale?"
logico che non esistesse una risposta, era la casa senza tempo.
molte domande e nessuna risposta pronta, tutto viaggiava sul crinale stretto e ripido dell'imprevedibilità.
oggi forse no o forse boh, sì, non lo so.
ci andrò, ora vado, faccio, poi farò, vedrò, se me la sentirò.
ed anche quelli al polso duravano pochissimo, che fossero a pila o a carica manuale, o a movimenti del polso: non c'era verso.
lì il tempo metteva piede di continuo senza chiedere permesso, era la sua casa, passava e faceva il bello ed il cattivo tempo, appunto, a suo piacimento.
avevi voglia di andare dall'orologiaio con tutti gli orologi da sistemare: dopo un mese ricominciava l'anarchia.
"sarà un problema di elettricità nell'aria? di magnetismo?" pensò "non posso farci niente".
nella casa senza tempo c'erano pomeriggi che non passavano mai.
e c'erano giorni brevi come le notti al Polo Nord.
le ore volavano via lasciando il fiato corto e freddo, che usciva dalla bocca con le volute e i turbini cha fa l'aurora boreale; mentre ci si toglieva il cappotto per buttarlo sul letto, vicino alle borse della spesa, ai manifesti scelti, ai film noleggiati, ai romanzi, alla creta.
erano giorni di vigore, quando le lancette giravano a regime e senza intoppi, se non un po' di tosse per via di quel malsano vizio di fumare e quel togliersi/mettersi le sciarpe entrando e uscendo.
nella casa senza tempo c'era un bimbo con sua madre: giocavano, telefonavano, facevano pipì, si raccontavano fiabe e cucinavano insieme.
siccome non funzionava il tempo, lì dentro si faceva tutto possibilmente prima, prima che fosse tardi.
per non trovarsi all'ultimo con le cose ancora da iniziare, e la fame, e senza vestiti puliti da mettere, e con i letti da cambiare, eccetera.
nella casa senza tempo c'era un bambino piuttosto adulto che chiedeva sempre "vieni qui che facciamo un abbvaccio fovte fovte Meo?"
e con la vecchia madre, che era ancora una bambina, stringevano le braccia serrando le mascelle, come se significasse "più bene!".
o forse "ci siamo noi, ma forti".
ma forse anche quella di sentirsi soli era un'illusione del tempo.
forse gli altri c'erano, però viaggiavano su vagoni spazio-temporali diversi.
quelli con sedili facili per sedersi, per esempio, e gradini semplici da salire e spaghetti che si mangiano con la forchetta!
insomma, un mondo parallelo, che ogni tanto incrociavano qualche secondo per poi allontanarsi di nuovo a tutta velocità.
un po' in anticipo sulla tabella di marcia, per arrivare con un ritardo accettabile.
ci penso ancora, che male c'è?
io sono come un cane vecchio modello, mi affeziono al padrone e non mordo la mano che mi nutre.
faccio tutt'altro, e alla fine in quei due secondi mi passi per il cervello ed io capisco che non è passata ancora.
che occupi, merda merda, un posto di primo piano da cui non posso scalzarti con la volontà, merda merda assai.
che deve arrivare qualcun altro per dimenticare ma non basta.
che io devo essere qualcun'altra per riuscire a dimenticare.
deve passare il tempo, e uomini nel letto, e amori e voglie e desideri.
forse solo allora potrò superare lo scoglio, nato frequentando tu.
non mi interessa nemmeno cosa provano gli altri che non ci meritano.
non li ascolto, non li prevedo.
sono lì tranquilla e spero di divertirmi e godermi un po' la vita e la fantasia vola direttamente lì.
quella che mi servirebbe per fare un mucchio di cose che invece non ho voglia di fare.
so che cancellerei tu con una gomma, se potessi.
vorrei essere libera da certe sensazioni, libera come l'aria.
invece, gnucca, testona, avvinta come l'edera o qualcosa che poi ci muore se non si stacca! ridicola persino.
perché so che mi prendi in giro, che mi prendevi in giro e mi prenderai in giro nel futuro, se dovessi.
un giorno mi chiederò come cazzo ho fatto a prendermela così, la scuffia e tutto il resto.
perché ci ho speso del mio tempo.
perché ho riposto speranze di non so nemmeno cosa.
tutto per tu. mica tu lo meriti.
l'esperienza mi insegna che nessuno è definitivo né indispensabile, neanche io d'altronde.
e nemmeno io me lo meriterei, se è per quello.
ma è tutto vero, alla faccia del mondo cinico e puttano.
l'amore, l'attaccamento, l'affetto, esistono e lottano dentro di noi e con noi.
e anche contro di noi sembra.
e vaffanculo (n. 1.345 credo).
goditela, questa bella ripassata all'ego stratosferico,
e mettila da parte,
non dura mica sempre neanche per tu..
un cretino
a volte su internet incontri un cretino,
se giri un po' ne incontri anche due o tre al giorno,
è incredibile la quantità di cretini,
come è distribuita uniformemente e senza pietà.
sebbene tu stia quasi immobile
e con fare mimetico ti muovi veramente poco,
(rispetto all'agitarsi della folla)
un cretino al giorno ti trova lui lo stesso,
non ti preoccupare.
hanno fiuto.
è più forte di loro.
o costruiamo un "cretinario" dove possono stare tra loro, riprodursi, fare la loro cultura.
o ce li subiamo, ognuno il suo o i suoi, dipende.
un calcio magari, ecco.
un calcio in culo o in uno stinco, potrebbe andare per farli desistere dalla loro innata cretineria auto-riproducente ed implacabile.
a dio piacendo.
un giorno un calcio riesco a darglielo pure io, credo
ieri mattina sono nati Laetitia e Vincent, raffinati blue.
oggi vedremo, forse si risparmia, forse un blue forse un pagliaccio, non so.
Monica non ce la metto, è di Città di Castello, francese come il brìe che ho nel frigo.
e se si comincia con lei poi perché non chiamarle Sabrina, Isabella, Margherita?
.. miii che nomi del cazzo le attrici italiane, e che attrici del cazzo che sono!
nella vasca grande, nati ieri, tra pagliacci e butterfly: Michail, Leonida, Jole e Jeanne d'Arc.
siamo al completo per quella da 75 litri.
fra tre giorni cercherò di prendere quella da 100, dove il limite di creature possibili è trenta anziché venti.
ogni tanto mi piomba giù una tartaruga marina piccolina disegnata alla Walt Disney, per niente naturale.
ci mette 70 ore a diventare adulta, un'altra sciocchezza..
o un'orribile medusa, sempre femmine alle femmine e maschi ai maschi, altre ottanta ore di incubazione post-uovo che diventa un lenzuolone flaccido rosa bebé e nuota sù e giù lenta, con occhioni zoccoleschi flap flap, pitturati di nero e di blu.
mi dice che se la adotto la salvo dal pericoloso cuoco giapponese di sushi, sullo sfondo con in mano un coltellaccio per il pesce crudo!
l'adotto, ma è talmente brutta che una l'ho chiamata come me!
non si meritava tanta fantasia, mi pare una seppia occhio-beccuta, ma non si capisce davvero la specie..
comunque, siccome io non sono razzista, questi animali strani non-pesci li adotto, per bontà d'animo.
e appena sono cresciuti un pochino, due giorni, li rivendo che valgono di più.
e via, sushi o brodo.
il mondo aspetta anche loro, oh|.. ps: c'è da dire una cosa. che noi che con sprezzo del pericolo affrontiamo complicati giochini on line elettronici pieni di minchiate, affrontiamo poi la vita reale senza ansie, senza un plissé.. eh!.. 'sti cazzi direbbe uno
il Gioco dei Pesci (Game in progress) all'inizio erano pochi perché i primi giorni ti dà dei soldi ma non li sai usare, poi scopri che sono sempre troppo pochi per usarli bene.
a meno che tu non abbia decine di veri veri molto amici, non "amici di facebook", che ti sostengono come grupies nelle tue cazzatielle, abusando del loro tempo e della loro fiducia.
per me è inverosimile, non posseggo amici prezzolati che per fare piacere a me condividono minchiate.
io non ho molti amici, li avrei ma non li frequento, li sfuggo un po'.
ho molti amici solo se studio o lavoro, se no cerco il bozzolo.
e ricorro a loro in momenti di estremo bisogno oppure per fargli gli auguri, oppure mi cercano loro. anche se "dentro" li ho sempre.
io non faccio amicizia volentieri, sono stronza e un po' diffidente come mai sono stata nella mia vita.
e comunque non sono mai disponibile a capire tutte le stronzate della gente e le paranoie ...e ...
non voglio elemosine la sera o nel week end, non cerco qualcuno per forza. sto sola.
forse è un bene, forse no.
credo no, comunque boh.
gira così.
non voglio bugie né mezze misure né spendere troppe energie a vuoto.
non voglio ridere per cose che non fanno ridere, litigare con qualche peloso berlusconiano che ce l'ha con gli stranieri, mi riservo l'umore pesante e triste se ce l'ho. e ce l'ho spesso.
anche su facebook.
proseguendo...
con un po' di fatica i pesci diventano tanti nel giro di qualche settimana, colori diversi, solari, belli, antipatici, bruttissimi, orendi, eccetera.
i pagliaccio sono stupendi, sempre di buon umore, arancioni a righe bianche, ed hanno delle belle faccine sorridenti.
strano per un pesce avere una qualsiasi faccina, ma è così.
col passare dei giorni ho aggiunto coralli e bambù, tutti in tonalità dorate, chiari e luminosi.
ora ho due vasche piccolette, non bastano mai.
in una ci tengo i blue che hanno un carattere di merda e non si riproducono mescolati con altre razze, oltre a costare il doppio.
in effetti, da soli sono famelici, scontrosi e veloci, un po' neuro.
hanno nomi di attori francesi: c'è Catherine con Marcello e Carole con Gérard, ieri notte è nata Fanny.
Ieri invece Catherine si è concessa a Marcello davanti ai miei occhi stupiti, hanno fatto un languido ballo a spirale con incroci di code, ed il primo ovetto arancione dondolava nell'acqua: si apre in otto ore e raggiunge la maturità in diciotto.
lunghi oltre che antipatici, i blue.
nei pesci di solito nasce una percentuale altissima di maschi rispetto alle femmine, si sta dimostrando il contrario tanto per contraddire? comunque, mi piace.
di solito devono essere affiatati, e riprodursi molte volte per avere altre coppie, invece son stati generosi..
nell'altra vasca ci sono i pagliaccio e i butterfly gialli.
sono tanti, maschi e femmine, tutti con nomi comunisti.
nuotano, si nascondono dietro ai coralli, si rincorrono come tutti i pesci.
tutti di qua, tutti di là, se gli rompi le palle rischi sempre l'effetto sgradevole che si allontanino e basta.
gli auriga butterfly siamo noi.
gialli, musoni, poco socievoli e col muso a puntina.
che brutti!
poi ho cominciato a dargli i nomi di "gente che ha contato per me".
ci sono anche io, mio figlio, il fidanzato con cui s'è scopato meglio nella vita.. e infatti non sono più musoni come quelli di prima, subito rivenduti!
abbiamo cominciato a fare bambini, come nella vita non è potuto accadere.
un pesce non può crearti i casini che fa un fidanzato, si sa, impegna un po' meno: non si droga, non spaccia, non ti fa le corna, niente scenate né regali esagerati, niente follie.
la vita è molto semplice in acquario.
ne abbiamo già due, di bambini, e uno si chiama come un altro fidanzato, ma guarda.
mai pensato che per me fosse un figlio, e invece gli ho messo il suo nome! bizzarro.
e poi l'ho venduto.
perché era un po' rompicoglioni, musone, come i primi.
no no no no, non gira così.
o si sta bene o via dalle balle.
Carole e Catherine sento che sono d'accordo con me.
e Libertà?
Libertà e Fidel si lumano e sorridono, prima o poi, domani diciamo.
se avessi un acquario vero così costerebbe un patrimonio.
certo, è virtuale e non è molto.
ma non è nemmeno così brutto!
meglio di altre cose, virtuali.
almeno quando spegni non ti lascia nessun alone di solitudine, o di straniamento.
e se sei malato a casa, può anche andare..
.. ma io per un attimo ti ho visto..
forse ti ho ricordato, ho visto le tasche
dei tuoi pantaloni e il tuo nome..
e sei sparito subito, brutta carogna..
il culto dei morti..
io penso si debba cominciare ad averlo quando la gente è viva.
non ne posso più di vedere comprare al supermercato orrende e puzzolenti cinerarie, crisantemi, zinnie.
e poi, i morti non esistono più, semplicemente.
mi piace immaginare che con un pensiero possiamo comunicare con loro, solo nella nostra testa ci incontriamo coi cari estinti; e con gli estinti stronzi, perché da morti non diventiamo meglio di come siamo stati da vivi.
a un grande stronzo, ladro e figghio'e bottana che tira le cuoia, bisognerebbe fargli una bella corona di rose rosse, d'amore, col nastro che dice "Al Grande Bastardo. I Dipendenti tutti e famiglia" - "A quel cornuto grannissimo de mi marito. Irma" - "A quella noiosa, fascista e avara della nonna. I suoi nipotini, addolorati".
perché no?
se là sotto c'è ancora qualcuno lo sa!
e allora, per chi tutte queste bugie? e poi una cosa non esclude l'altra, l'odio non disdegna l'amore.
ma per chi i mausolei di famiglia fatti dal fabbro, dall'artigiano del vetro piombato, dal marmista che putta qua e là, dall'ottonista che mette targhe, campanelli, cancelli e citofoni?
nelle tombe.
per i morti? non si sa, per i fiorai probabilmente.
avete mai notato l'odore nel negozio, il discutere calmo come a uno scemo, della composizione floreale, del modello? le loro facce quando vai a comperare i fiori per queste cose.
a momenti ti prendono in braccio, ti baciano sulle guance e ti cambiano il patello.
invece, se noi lo si facesse per amore, si comprerebbe un'orchidea rara alta due metri che costa una fortuna, il tronco intorcinato della foresta pluviale.
e ci si butterebbe con l'impermeabile a baciare il terreno, a sentire nella vocca quella terra nera indove è stato 'mbucato come 'na lettera.
eppure questo non succede, solo i primi anni si soffre, poi si cambia.
e forse, pure loro ci dimenticano, gli abbiamo rotto le palle in vita e li inseguiamo da stecchiti.
"e lassame 'n pace fijio mio!"
potrebbe dirlo, o sì che lo direbbe se fosse viva.
anche peggio.
e poi ha sempre detto "non fiori ma opere di bene" mi ricordo.
quindi, mantengo quel distacco necessario a non farmi morire di dolore se penso che non la vedrò mai più, perduta per sempre nel corpo.
non porto fiori, non visito le tombe, odio le lastre di marmo pesantissime che li ammazzano una seconda volta, con le lettere romane scritte sopra.
e quelle cazzo di foto.
che a pensarci bene, se uno è davvero previdente, tutti gli anni va da un fotografo professionista a farsi fare l'eventuale foto per la lapide.
dura una vita, anzi di più.
perché farsi vedere col viso di Ben Turpin per sempre-empre-empre?
per Ben Turpin è perfetta, ma per gli altri no.
li vedi, con un occhio chiuso come al solito e il sorriso storto, i capelli pettinati male o stinti, per l'eternità.
ti rendi conto? cosa ci può essere di peggio?
"Maiala sarà la tù mamma!" (da un dialogo tra due abitanti di Portici, primo paesino del Muraglione Forlì - Firenze)
quelle mattine in cui dalla gola allo sterno hai un foglio di carta vetrata, cosparso di catarro indurito e secco.
con quella tosse che non produce nulla e ti batte in testa, e quasi ti fai la pipì addosso nello sforzo di trattenere le smitragliate di broncospasmi.
pensi: "era meglio non riprendere a fumare", certo.
pensi: "me l'ha attaccata lui", come al solito..
non sai come fare ad alzarti, in modo che la giornata sia un giorno normale.
ma sembra che niente ti aiuti, il respiro è troppo corto e gli occhi così gonfi, e tu.. stanca!
poi cominci a sbrigare le cose quotidiane, prepari la colazione, ti lavi, lo vesti e lo pulisci.
e piano piano senti la malattia che ti ha aggredito, regredire ad uno stato semi-larvale, in cui la fronte scotta un po' ma non così tanto da immobilizzarti.
gli occhi e i denti puliti funzionano decisamente meglio.
e il corpo, anche per oggi, non è materiale da discarica.
ti devi curare un po': maglioncino leggero, calze e scarpe in casa, sotto la t-shirt di cotone tanto "normale" che ti piace..
miele.
latte tiepido e té. o te.
e coda di cavallo. o chignon. perché i capelli quando si ha l'influenza.. sono un disastro!
e pensi che nel pomeriggio devi uscire ed in due ore presenziare a due appuntamenti importanti, devi essere presente, devi pagare questo e parlare con quell'altro, e il ragazzino lo deve tenere la signora perché lui come al solito..
e ricomincia la giornata.
meno faticosamente di quanto temi da sotto le coperte, appena aperti gli occhi sulla stanza scura.
"sembriamo merde ma siamo indistruttibili. o quasi" pensi seduta al computer, valutando se lavorare o giocare con lui per ora.